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I coralli, archivi naturali del mediterraneo


La disciplina della paleoclimatologia, quella cioè rivolta all'identificazione della variabilità climatica del passato e dei processi che la governano, necessita di opportuni materiali naturali che in qualche maniera abbiano incorporato segnali decifrabili dalla Scienza. Questi così detti archivi naturali possono essere di varia natura.

Ne sono esempio i sedimenti che si accumulano sul fondo marino o dei laghi, gli anelli di crescita degli alberi o gli strati di ghiaccio dell'Antartide. Da oltre 60 anni gli studiosi si sono resi conto che anche gli scheletri di carbonato di calcio secreti dagli organismi acquatici, rappresentano una preziosa miniera di informazione paloambientale e climatica. Durante la loro crescita infatti, organismi come i foraminiferi, i molluschi e i coralli incorporano nei loro gusci, conchieglie e scheletri segnali geochimici correlabili ad alcune proprietà chimico-fisiche ben precise delle masse d'acqua in cui vivono.

Opportune tecnologie analitiche, quali la spettrometria di massa, ci permettono di decodificare questi segnali che sono in maniera più o meno diretta funzioni del clima. Di conseguenza, una volta compresi i meccanismi di incorporamento di questi segnali geochimici durante la calcificazione, è possibile risalire alle variazioni climatiche del passato utilizzando i fossili carbonatici che abbondano nel record geologico.